La storia recente dell’Irlanda è una ferita aperta che si può comprendere fino in fondo solo attraversando una città unica al mondo: Derry, o Londonderry per chi ne sottolinea l’appartenenza al Regno Unito. Doppia nel nome, complessa nell’anima, questa città è il cuore pulsante delle vicende che hanno segnato l’Ulster nel Novecento.
Il mio terzo giorno di viaggio on the road parte proprio da qui, tra imponenti architetture neo-gotiche, mura secolari mai violate e la memoria dolorosa dei Troubles, per poi cercare rifugio nella natura incontaminata e curativa della Penisola di Inishowen.
Se stai organizzando la tua rotta da sola o cerchi ispirazione per un viaggio nell’Isola di Smeraldo, trovi tutti i miei reportage nella pagina dedicata ai diari di viaggio e la mappa con le varie tappe nella sezione itinerari on the road.
Cosa vedere a Derry: dal Guildhall alle mura mai violate
Il mio itinerario a Derry inizia dal Guildhall, uno degli edifici più affascinanti della città. Costruito nel 1887 in stile neo-gotico, questo palazzo in mattoni rossi è il centro pulsante della vita cittadina.
Varcarne la soglia significa trovarsi di fronte a meravigliose vetrate istoriate che raccontano la storia locale attraverso dettagli di vita quotidiana, dai pescivendoli ai musicisti di strada. Impossibile non notare l’iconica torre dell’orologio, progettata sul modello del Big Ben di Londra. Oggi il Guildhall ospita un’interessante mostra permanente che ripercorre la complessa storia della colonizzazione inglese dell’Ulster (Plantation of Ulster).
Uscita dal Guildhall, basta fare pochi passi per salire sulle maestose Mura di Derry.
Costruite tra il 1613 e il 1619 dalla Honourable The Irish Society per proteggere i coloni britannici, queste mura rappresentano l’unica cinta muraria d’Irlanda ad essere rimasta praticamente intatta. Si snodano per circa 1,6 chilometri attorno al centro storico, con un’altezza di 6 metri e una larghezza che in alcuni punti raggiunge la stessa misura. Camminare lungo il parapetto tra torri di guardia, antichi bastioni e cannoni d’epoca offre una vista privilegiata sia sulla città vecchia che sul quartiere operaio sottostante.

Il Museum of Free Derry e la memoria del Bloody Sunday
Lasciata la protezione delle mura, la discesa verso il quartiere operaio e cattolico del Bogside è un viaggio nella memoria più viva del Paese. È qui che nel passato recente si sono concentrati gli scontri per i diritti civili e le fasi più drammatiche dei Troubles.
La tappa fondamentale della giornata è il Museum of Free Derry. Questo spazio espositivo, gestito dalle famiglie delle vittime e dalla comunità locale, ricostruisce con estremo rigore e profondo rispetto la nascita del movimento per i diritti civili, la creazione dell’area autonoma di Free Derry e i drammatici eventi del Bloody Sunday (30 gennaio 1972), quando i paracadutisti dell’esercito britannico aprirono il fuoco su una manifestazione pacifica uccidendo 14 civili disarmati.

Dalle ferite della storia alla cura della natura
Sono uscita dal Museum of Free Derry con le lacrime agli occhi. Mi era successo solo altre due volte nella vita: davanti al 9/11 Memorial di New York e al Museo della Bomba Atomica di Hiroshima. C’era sicuramente una componente fisica ad amplificare tutto — il primo giorno di ciclo, la stanchezza della strada — ma sopra ogni cosa pesava la consapevolezza di quanto male gli esseri umani riescano a farsi a vicenda.
Ho pensato alle grandi tragedie della Storia, ma anche alle nostre piccole vite quotidiane. A quante ferite invisibili ci lasciamo addosso, al dolore causato da gesti superficiali, da parole non dette, dall’egoismo o da un menefreghismo che a volte disarma.
In quel momento di smarrimento, ho capito ancora una volta perché viaggiamo da sole: per cercare risposte e per rifugiarci nella natura. Una natura potente e generosa che non chiede nulla in cambio, ma ti accoglie e ti restituisce, almeno per un po’, la pace e la serenità di cui hai bisogno.
Verso la Penisola di Inishowen: il confine che scompare
Con il cuore ancora carico di emozioni, mi rimetto al volante e lascio Derry alle spalle per puntare il muso dell’auto verso nord. In pochissimi chilometri si varca il confine invisibile e si entra nella Penisola di Inishowen, nella contea del Donegal: sono ufficialmente nella Repubblica d’Irlanda e all’inizio della leggendaria Wild Atlantic Way.
Il paesaggio cambia improvvisamente tono. La densità urbana cede il passo a verdeggianti colline modellate dal vento, scogliere a picco sull’Atlantico e stradine secondarie dove le uniche presenze sono i greggi di pecore che pascolano libere.
Guidare da sola lungo le strade panoramiche di Inishowen, con la brezza salata che entra dal finestrino e l’oceano a farmi da bussola, è stato il miglior antidoto possibile alle malinconie della giornata.

Consigli pratici per la visita a Derry e Inishowen
- Quanto tempo dedicare a Derry: Dedica almeno mezza giornata abbondante a Derry. Il centro storico dentro le mura si gira comodamente a piedi, ma il Museum of Free Derry richiede almeno un’ora e mezza di visita attenta.
- Parcheggio a Derry: Conviene lasciare l’auto nei parcheggi a pagamento vicino al Guildhall o lungo il fiume Foyle per poi muoversi esclusivamente a piedi.
- Passaggio di Confine: Entrando nel Donegal (Repubblica d’Irlanda) dalla Penisola di Inishowen, la moneta torna ad essere l’Euro (€) e la segnaletica stradale riprende ad indicare le distanze e i limiti di velocità in chilometri orari (km/h).
🚀 Come proseguire l’itinerario
Vuoi scoprire le tappe precedenti di questo viaggio on the road? Leggi la guida al Giorno 2 lungo la Causeway Coastal Route o sfoglia tutti i nostri itinerari completi nella sezione itinerari e guide.


