Da Chitwan a Pokhara: il “viaggio della speranza” tra frane e il tramonto sul Phewa Lake

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Centocinquantadue chilometri. In Italia, con un’autostrada decente e un traffico normale, li percorreresti in un’ora e mezza scarsa. In Nepal, per coprire la distanza che separa la giungla di Chitwan dalla cittadina di Pokhara, possono volerci ben sei ore di puro supplizio.

Non perché si rimanga imbottigliati nel traffico di una metropoli, ma perché le strade nepalesi sono un cantiere perenne a cielo aperto, costantemente sfigurate da frane, smottamenti e fango.

In questo quinto giorno di viaggio ho vissuto quello che ho ribattezzato il vero “viaggio della speranza”: ore a sobbalzare su un bus strapaesano, con la polvere nei polmoni e le ossa rotte, fino all’arrivo a Pokhara, dove la natura ha deciso di fare pace con me regalandomi uno dei tramonti più catartici di sempre.

Questo racconto fa parte della serie del mio viaggio on the road in Nepal: trovi tutte le altre avventure vissute sulla mia pelle nella pagina hub dei diari di viaggio. Se invece stai cercando le informazioni tecniche per organizzare il tuo spostamento, consulta la guida pratica su come andare da Chitwan a Pokhara.

152 chilometri in 6 ore: la cruda realtà dei trasporti nepalesi

le case del Nepal sulla strada tra chitwan e pokhara

Quando sali a bordo del bus al mattino, credi ingenuamente che il percorso sia una linea retta panoramica. La realtà ti riporta coi piedi per terra dopo appena dieci chilometri:

  • Le frane improvvise: I costoni di roccia che costeggiano la strada cedono di continuo a causa delle piogge e della fragilità del terreno. Spesso ci si ferma ad attendere che le ruspe rimuovano i massi caduti sulla carreggiata.
  • Sobbalzi continui: L’asfalto scompare per lunghi tratti, sostituito da sassi, fango e buche profonde come voragini.
  • La vita dentro il bus: Stipati come sardine, tra gente che sale e scende con pacchi di ogni tipo, si crea quell’intimità forzata ma autentica che solo i trasporti asiatici sanno regalare.

È stato un viaggio estenuante, un vero test di resistenza fisica e mentale alla vigilia dell’avventura sulle montagne.

L’arrivo a Pokhara: la porta d’ingresso verso l’Himalaya

Arrivare a Pokhara, la seconda città più grande del Nepal, fa un effetto strano. Situata ai piedi della maestosa catena dell’Annapurna, questa cittadina ha un ritmo completamente diverso rispetto al caos asfissiante di Kathmandu.

Posate le valigie, mi dirigo verso Lakeside, il quartiere turistico adagiato lungo le sponde del lago Phewa, dove si respira un’atmosfera rilassata, quasi hippy, fatta di caffè con giardini, negozi di attrezzatura da trekking e viaggiatori che si preparano a salire in quota.

Il tramonto sul Phewa Lake: la ricompensa finale

Barche tradizionali sull acqua del lago Phewa a Pokhara al tramonto

Dopo sei ore di scossoni, polvere e sudore, bastano pochi minuti sulle sponde del lago per dimenticare ogni fatica.

Il sole inizia a scendere dietro le montagne, dipingendo il cielo e l’acqua del Phewa Lake di sfumature rosa, arancione e viola. Le tipiche barche in legno colorato (doonga) dondolano piano a filo d’acqua, mentre in lontananza si intravedono le sagome imponenti delle vette himalayane. È il momento in cui l’anima si ristora e capisci che ogni singolo sobbalzo ne è valso la pena.

Stasera mi riposo, riordino gli zaini e mi preparo psicologicamente: domani comincia ufficialmente il trekking sulle montagne più alte del mondo!

Consigli pratici per chi affronta questo viaggio da sola

  1. Mantieni il bagaglio leggero per la notte: Se l’indomani parti per un trekking, lascia il bagaglio principale in deposito presso il tuo hotel a Pokhara (la maggior parte offre questo servizio gratuitamente) e porta con te solo lo zaino da spalla.
  2. Scegli la parte destra del bus: Se viaggi da Chitwan a Pokhara, siediti sul lato destro del mezzo per goderti i panorami migliori sulle vallate e sui fiumi.
  3. Idratazione e snack: Porta con te abbondante acqua potabile e frutta secca per combattere la disidratazione e i morsi della fame durante i prolungati blocchi del traffico.
Immagine di Elena

Elena

Ciao, sono Elena! Solo road tripper e fondatrice di Road’n’Roll. Esploro il mondo macinando chilometri da sola, collezionando itinerari dettagliati, consigli pratici e diari di viaggio per aiutarti a organizzare la tua prossima avventura in totale autonomia. Quando non sono alla guida, sto già pianificando la prossima strada da esplorare.
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