Entrare nel Parco Nazionale di Chitwan significa varcare il confine tra la civiltà e la natura primordiale. Dimentica il traffico polveroso di Kathmandu o l’asfalto dissestato delle autostrade nepalesi: qui a far da padrone sono l’erba alta dei boschi di Sal, il silenzio interrotto solo dai richiami degli uccelli e il rombo sordo dei fiumi popolati dai coccodrilli.
In questo quarto giorno in Nepal ho vissuto un’avventura intensa, condivisa con una guida straordinaria e segnata da una scelta etica fondamentale: esplorare la giungla a piedi, in canoa e in jeep, dicendo un no fermo alle passeggiate a dorso d’elefante.
Questo racconto fa parte della serie del mio viaggio on the road: trovi tutte le tappe nella nostra pagina hub dei diari di viaggio. Se invece cerchi le informazioni logistiche su prezzi, permessi e come organizzare il tour, consulta la guida al safari nel Parco Nazionale di Chitwan.
Madan: una guida che sembra uscita dal “Libro della Giungla”

Il valore di un safari non lo fa solo la fortuna con gli avvistamenti, ma la persona con cui condividi il cammino. La mia guida di oggi si chiama Madan e sembra letteralmente un Mowgli adulto, come se il protagonista de Il Libro della Giungla fosse cresciuto e avesse deciso di rimanere a vivere a metà tra il villaggio umano e la foresta.
Snello, agilissimo, approssimativamente della mia età, Madan possiede un’affinità viscerale con la flora e la fauna locale:
- Attenzione maniacale: Gli basta un ramo spezzato, un’impronta nella fango o il verso isolato di una scimmia per capire cosa sta succedendo a centinaia di metri di distanza.
- Sintonia immediata: Abbiamo trascorso ore in perfetto silenzio, uniti dalla stessa fame di scoperta e dalla passione viscerale per il regno animale e le sue stranezze.
Ma la cosa più bella è stata scoprire che condividevamo la stessa visione etica: entrambi rifiutiamo categoricamente la corsa a dorso d’elefante. L’idea di vedere questi maestosi pachidermi costretti a portare baldacchini di legno con quattro turisti sulla schiena è lontanissima da ciò che consideriamo rispetto per la natura. Molto meglio la jeep, le proprie gambe e la canoa.
In canoa sul fiume: a filo d’acqua tra decine di coccodrilli

L’esperienza più elettrizzante della giornata è stata senza dubbio l’escursione sul fiume a bordo di una canoa tradizionale scavata in un unico tronco d’albero.
Ci si muove in totale silenzio, seduti praticamente a filo d’acqua per non spaventare la fauna:
- I custodi del fiume: A pochi metri dalla nostra imbarcazione, decine di coccodrilli (tra cui i rari Gariali dal muso stretto) prendevano il sole sulle sponde di fango.
- Paradiso per il birdwatching: Sopra le nostre teste e tra i canneti si alternavano aquile imponenti, picchi dai colori sgargianti, pavoni selvatici e gruppi di scimmie che ci osservavano curiose dai rami più alti.
Scivolare sull’acqua piatta senza il rumore di un motore, ascoltando solo il tonfo della pagaia, mi ha regalato una sensazione di pace profonda e di pura immersione nella natura.
A piedi nella vera giungla: la ricerca della Tigre del Bengala
Dopo circa mezz’ora di navigazione siamo sbarcati sulla sponda opposta, inoltrandoci a piedi nel cuore del parco. Camminare nella giungla alta, dove la vegetazione supera la testa, fa salire l’adrenalina a mille: sai che ogni cespuglio può nascondere un grande predatore.
Lungo il percorso abbiamo incrociato rinoceronti indiani monocorno intenti a pascolare, cervi, scimmie e diversi elefanti (sia selvatici che addomesticati per la tutela del parco).
La tigre del Bengala, il pezzo forte, la regina indiscussa della giungla, è sfuggita ai nostri sguardi. Abbiamo trovato le sue impronte fresche sull’umido del sentiero, segno che era passata di lì pochissimo tempo prima. Ma sapete una cosa? Poco importa. La bellezza di Chitwan sta proprio nell’assenza di finzioni: non è uno zoo, e non avvistarla rende la natura ancora più reale e rispettabile.
Perché Chitwan è Patrimonio dell’Umanità UNESCO
Rientrando al lodge mentre il sole tramontava sulla giungla, si capisce perfettamente perché questo parco sia tutelato dall’UNESCO. Chitwan non è solo una riserva naturale, ma un ecosistema delicatissimo che sopravvive grazie alla dedizione delle comunità locali e delle guardie forestali.
Avere la fortuna di esplorarlo con il rispetto che merita ti lascia addosso la sensazione di aver toccato con mano un Nepal diverso, lontano dalle vette dell’Himalaya ma ugualmente potente.
Consigli pratici per un safari etico a Chitwan

Se stai programmando questa tappa nel tuo viaggio in Nepal, ecco alcune indicazioni fondamentali:
- Scegli il safari in jeep o a piedi: Evita i tour a dorso d’elefante. Promuovere un turismo responsabile e No-Cruelty aiuta a proteggere questi animali e a finanziare le riserve etiche.
- Abbigliamento mimetico e a strati: Indossa capi dai colori neutri (verde oliva, beige, marrone) per non insospettire gli animali. Evita assolutamente i colori sgargianti come il rosso o il giallo.
- Repellente e spray insetti: Trattandosi di una giungla tropicale, porta con te un repellente per insetti ad alta concentrazione (DEET) e calzini alti per proteggerti dalle sanguisughe se cammini nella stagione umida.
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