Ci sono giornate in cammino dove le montagne smettono di fare da semplice sfondo e diventano un vero e proprio specchio interiore. Lasciarsi alle spalle le case in pietra del villaggio di Ghandruk per salire ancora più in quota significa abbandonare anche gli ultimi residui di civiltà per immergersi in una dimensione fatta solo di passi e silenzio.
In questo secondo giorno di trekking nel circuito dell’Annapurna (Tappa 2 del Poon Hill), ho affrontato 10,3 chilometri di salita costante e altri 1.300 sfiancanti gradini di roccia. Ma la vera scoperta di oggi non è stata la resistenza delle mie gambe, bensì la bellezza viscerale di un pomeriggio trascorso a 2.660 metri di altitudine senza fare nulla, se non ascoltare il ritmo dei propri pensieri.
Questo racconto è il seguito della mia avventura a piedi nell’Himalaya: trovi tutte le tappe nella pagina dedicata ai diari di viaggio. Se invece ti servono i dettagli tecnici su mappa, dislivelli e tempi di percorrenza, consulta la guida al trekking da Ghandruk a Tadapani.
Tra boschi di rododendri e le scimmie bianche dell’Himalaya
La partenza da Ghandruk avviene al mattino presto. Il sentiero si inerpica subito con decisione attraverso una natura che cambia forma a ogni centinaio di metri di dislivello presi.
Ci inoltriamo in antiche foreste di rododendri imponenti. Tra la vegetazione fitta e i rami carichi di muschio, all’improvviso compaiono le scimmie bianche dell’Himalaya (i Langur grigi): si muovono con un’agilità disarmante, saltando da un albero all’altro sopra le nostre teste mentre l’Annapurna e il Fishtail continuano a far capolino tra le chiome.
Nonostante i 1.000 metri di dislivello positivo, i 10,3 km di percorso e la famigerata quota che inizia a farsi sentire sui polmoni, oggi procediamo con un ritmo sorprendentemente fluido. Sarà che le gambe si stanno abituando alla pietra nepalese o che la testa ha finalmente staccato la spina da tutto il resto.
La nebbia di Banthanti e l’accoglienza attorno alla stufa

Nel primo pomeriggio raggiungiamo la piccola località di Banthanti, situata a 2.660 metri di altitudine, poco prima di Tadapani. La guesthouse che ci ospita è un rifugio spartano immerso nella quiete totale, gestito da una coppia del posto.
Appena arrivati, una nebbia fitta e ovattata avvolge completamente la collina, cancellando la vista delle montagne e abbassando bruscamente le temperature.
L’unico punto di calore dell’intero edificio è la stufa a legna posizionata al centro della sala da pranzo comune. Ci accomodiamo lì attorno insieme ai due gestori: un momento semplice, fatto di mani scaldate attorno a una tazza di tè fumante e parole scambiate a bassa voce, mentre fuori il mondo scompare tra le nuvole.
La sfida dei 15 minuti: imparare a stare da soli con i propri pensieri

Con la nebbia che blocca la vista all’esterno e il freddo che punge appena ci si allontana dal fuoco, il tempo sembra improvvisamente rallentare. Mentre i gestori conversano nella loro lingua con la mia guida Amrit, mi ritrovo seduta da sola a riordinare le foto sulla fotocamera e ad annotare le mie impressioni.
Tempo fa ho letto uno studio di psicologia che affermava un dato impressionante: la maggior parte delle persone moderne, abituate all’iper-stimolazione dei social e delle notifiche, non riesce a rimanere da sola in silenzio con i propri pensieri per più di 15 minuti senza provare ansia o cercare distrazioni.
In questo pomeriggio a 2.660 metri, la solitudine montana è diventata il mio record personale. Per diverse ore, nessuna rete, nessun rumore, solo il crepitio del legno nel fuoco e la propria mente. Un’esperienza intesa, profonda, rinfrescante, che solo un viaggio in solitaria sa regalare.
Consigli pratici per la tappa Ghandruk – Tadapani
- Protezione dal freddo umido: In questa tratta si cammina molto dentro le foreste e le temperature crollano rapidamente nel pomeriggio. Tieni sempre nello zaino un guscio impermeabile/antivento in Gore-Tex e una maglia termica asciutta da cambiarti appena arrivi in rifugio.
- Avvistamento fauna: Mantieni il silenzio nelle tratte boschive per avvistare i Langur. Non tentare di dar loro da mangiare per preservare l’equilibrio della fauna selvatica.
- Powerbank termici: La nebbia e l’umidità a 2.600 metri scaricano rapidamente le batterie degli smartphone e delle fotocamere. Conservali dentro calzini di lana o nelle tasche interne della giacca vicine al corpo.


