“Paura e disgusto a Las Vegas” (libro): road-trip in tutti i sensi
Hunter S. Thompson scrisse Paura e Disgusto a Las Vegas nel 1971. Il romanzo è un’autobiografia ambientata nel tempio dell’eccesso americano e nel deserto del Nevada.
“Paura e disgusto a Las Vegas” (libro): road-trip in tutti i sensi
Hunter S. Thompson, morto suicida nel 2005, scrisse Paura e Disgusto a Las Vegas (Fear and Loathing in Las Vegas) nel 1971. Il romanzo è una semi-autobiografia ambientata nel tempio dell’eccesso americano, Las Vegas, e nel deserto del Nevada. Rappresenta un vero e proprio esempio di romanzo a tema road-trip, che nella storia si sviluppa in tutti i sensie significati che la parola trip può assumere: (1) trip come viaggio da un luogo a un altro lungo un percorso; (2) trip come stato di alterazione psicofisica dovuto all’assunzione di droghe come l’LSD e la mescalina.
Nel libro, infatti, Hunter S. Thompson, sotto lo pseudonimo di Raoul Duke, documenta il viaggio compiuto con il proprio avvocato originario delle Samoa, Dottor Gonzo, in direzione Las Vegas. Con loro, viaggiavano
“[…] due borsate di erba, settantacinque palline di mescalina, cinque fogli di LSD super-potente, una saliera piena zeppa di cocaina, e un’intera galassia di pillole multicolori, eccitanti, calmanti, esilaranti… e anche un litro di tequila, uno di rum, una cassa di Budweiser, una pinta di etere puro e due dozzine di fiale di popper.”
Sostanze stupefacenti che i due avevano intenzione di consumare per accompagnare il loro viaggio da Los Angeles verso la città del peccato. Raoul Duke è un giornalista a cui è stata assegnata la stesura di un articolo per una rivista sportiva riguardante la “favolosa Mint 400”, corsa fuoristrada di veicoli a quattro ruote nel bel mezzo del cocente deserto del Nevada, evento tuttora in voga negli States.
Eravamo dalle parti di Barstow al limite del deserto quando le droghe cominciarono a fare effetto. Ricordo che dissi qualcosa come: “Mi sento la testa un tantino leggera; magari potresti guidare tu…”
Giunti a Las Vegas, i due combinano guai a destra e a manca, avendo a che fare con operatori di casinò, agenti di polizia e americani medi in cerca di successo e fortuna sotto l’effetto di droghe allucinatorie, dimenticandosi spesso il vero obiettivo che li aveva condotti a intraprendere il viaggio. La storia è perlopiù un inseguimento comico e surreale di un sogno americano che non assume mai un senso. A stordire i due, a parte le droghe pesanti assunte, anche una Las Vegas in piena espansione, colorata, luccicante, piena di gente, sempre sveglia e delirante.
“[…] Per un perdente Las Vegas è la peggiore città del mondo. […]
Con Paura e Disgusto a Las Vegas e altri scritti, Thompson ha creato uno stile giornalistico definito Gonzo, che mira più a descrivere le esperienze personali del reporter, le sue percezioni ed emozioni, i suoi atteggiamenti e le sue inclinazioni, piuttosto che portare a galla una realtà oggettiva, prestabilita e legata a un mondo tangibile e concreto. Paura e Disgusto a Las Vegas rappresenta un vero classico, un cult del giornalismo Gonzo.
Sicuramente è un miracolo che Thompson, strafatto com’era, abbia potuto riportare su carta quei momenti di vero delirio, a dimostrazione del suo immenso talento come scrittore. Le riflessioni lungo tutto il libro sul crollo imminente e già in atto del sogno americano sono esemplari. Gli anni ’60 sono passati e non torneranno più. Gli anni ’60 sono stati un’illusione. Thompson ne è consapevole ancora prima che tutti gli altri se ne accorgano. Analizza la questione con il proprio stile di scrittura, vivendo una vita fuori dagli schemi, senza perdere mai alcuna occasione di sentirsi meno malato degli altri americani.
> “[…] Siamo tutti impegnati in una lotta per la sopravvivenza, al momento. Finita l’energia che pulsava negli anni Sessanta. Le sostanze stimolanti sono cadute in disgrazia. È stata questa la falla fatale nel viaggio di Tim Leary. Ha bombardato l’America con la sua “espansione di coscienza” senza minimamente preoccuparsi della realtà sinistra e rapace che attendeva tutti quelli che lo avrebbero preso troppo sul serio. Dopo West Point e il sacerdozio, l’LSD deve essergli sembrato perfettamente logico… e non è di gran consolazione sapere che è finito così male, perché nella sua caduta si è tirato dietro davvero troppa gente. Non che non se lo fossero cercato pure loro: non c’è dubbio che tutti hanno avuto ciò che si meritavano. Tutti quei lisergici patetici e appassionati che pensavano di potersi comprare pace e comprensione a 3 dollari la botta. Ma la loro sconfitta e il loro fallimento sono anche nostri. Ciò che Leary si è portato dietro nella rovina è l’illusione circa un intero stile di vita che lui stesso aveva contribuito a creare… una generazione di sciancati permanenti, di cercatori falliti, che non è mai riuscita a capire l’originaria menzogna che la cultura lisergica ha ereditato dai vecchi mistici: la disperata supposizione che qualcuno – o perlomeno qualche forza – custodisse la Luce alla fine del tunnel. […]”
— Hunter S. Thompson
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