Giorno 10 – 平和 (Heiwa / Pace): viaggio da Kyoto a Hiroshima e Itsukushima passando per Himeji
Giorno 10: viaggio da Kyoto a Hiroshima con sosta a Himeji, visita al Museo della Bomba Atomica e arrivo a Itsukushima.
Riprendo l’auto all’alba e viaggio da Kyoto a Hiroshima. Mi fermo dopo un po’ per fare benzina. Mi appropinquo alla pompa e ci sono già 3 giapponesi pronti a servirmi. Mi sento come un pilota di Formula 1 al pit-stop. Una giapponese mi fa segni su dove mettermi di preciso con la macchina, l’altra ha già la pompa in mano, un’altra mi chiede la carta di credito e va dentro a strisciare. Io bella comoda in macchina, attendo finché non me la riporta, ringrazio, accendo e riparto. Dopo un nano secondo sento uno strano rumore, vedo dallo specchietto retrovisore che la seconda giapponese si sbraccia e urla… sono partita con la pompa ancora attaccata!
Chiedo scusa non so in che lingua e non so con quanti inchini, riparto solo dopo essermi imbarazzata il giusto.

La strada è lunga: circa 350 km. A metà percorso faccio una tappa a Himeji, per visitare il Castello di Himeji. Conosciuto come “Airone Bianco” per le sue mura candide, è uno dei castelli meglio conservati del Giappone. Dispone di 83 edifici collegati da corridoi, porte, mura difensive: è stato designato patrimonio UNESCO nel 1993.
Accanto al castello si trovano i giardini Koko-en, realizzati nel 1992 sull’area che ospitava le residenze di samurai. Sono nove cortili tematici con laghetti, ruscelli, padiglioni di tè e scorci ornamentali, pensati per evocare stili differenti del periodo Edo.

Arrivo a Hiroshima nel primo pomeriggio. È l’ultimo giorno della Golden Week e la città è vivace: bancarelle, spettacoli, migliaia di persone sul Peace Boulevard, arteria che collega il centro al Parco della Pace.
Poi entro nel Museo del Memoriale della Pace. Varco la porta e il peso dell’orrore si fa subito sentire. Oggetti personali carbonizzati, fotografie, documenti: ogni espositore racconta una vita spezzata, una tragedia collettiva. Il museo è composto da due edifici (Main Building e East Building), che illustrano prima la Hiroshima del passato, poi le conseguenze della bomba atomica, fino al presente nucleare.
All’esterno, nel Parco della Pace, mi avvicino al Cenotafio per le vittime: un arco che custodisce i nomi stimati delle vittime del 6 agosto. Davanti a me la cupola della bomba atomica (Genbaku Dome), l’unico edificio rimasto vicino al punto d’impatto: distrutto quasi completamente, ma conservato come simbolo. È un edificio che, dopo l’esplosione, rimase in piedi per la sua struttura in mattoni e cemento.
La sua presenza risponde a una scelta: la città decise nel 1966 di preservarlo indefinitamente. Per non dimenticare.

Quando il sole si abbassa, salgo sul traghetto per Itsukushima (Miyajima). L’isola appare dolce e tranquilla. Il santuario Itsukushima si staglia sull’acqua, con il suo torii “galleggiante” che, durante l’alta marea, sembra emergere direttamente dal mare. Le passerelle collegano padiglioni in legno, i cervi passeggiano liberi tra le strade, e il silenzio della sera ti avvolge.

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