Pagoda Chureito con vista sul Monte Fuji (coperto dalle nuvole)

Monte Fuji, villaggi tradizionali e il mio primo onsen – Giorno 5 del mio viaggio da sola in Giappone

Il monte Fuji resta nascosto, ma scopro santuari, grotte di ghiaccio, il villaggio Saiko Iyashi no Sato e chiudo la giornata con il mio primo onsen.

Giorno 5 – Persa in Giappone e senza monte Fuji

Ci riprovo anche oggi, ma niente: il Monte Fuji sembra sparito dalle mappe, nascosto dalle nuvole. Poco male: ai suoi piedi trovo un mondo che mi conquista lo stesso.

La mattina inizia presto: salgo le scale infinite per raggiungere un santuario scintoista Patrimonio UNESCO e la celebre pagoda panoramica Chureito che (se il Fuji ci fosse) regala una delle immagini più iconiche del Giappone.

Formazioni di ghiaccio nelle grotte di Narusawa, vicino al Fuji

Poi mi inoltro nel sottosuolo: le Grotte di Ghiaccio e di Vento di Narusawa, formate dal vulcano Nagao. Stretti cunicoli, stalagmiti e formazioni di ghiaccio: un tempo venivano usate come frigoriferi naturali per conservare bachi da seta e semi. Suggestive, anche se ammetto che l’idea di un terremoto improvviso lì sotto non è stata proprio rassicurante…

Case tradizionali in legno e paglia al villaggio Saiko Iyashi no Sato Nenba

Nel pomeriggio visito il villaggio tradizionale di Saiko Iyashi no Sato Nenba, ricostruito dalla comunità dopo un tifone devastante. Case in legno con tetti di paglia, tatami e ciliegi che le incorniciano: sembra un viaggio nel tempo. Entro persino nella casa di una signora che ancora vive lì.

Tipici interni tradizionali di una casa in giappone

Pranzo con noodle fatti in casa ai funghi, accompagnati da tè caldo e un rituale per bere il brodo che la proprietaria mi insegna con grande pazienza. Questi gesti mi fanno innamorare del Giappone.

piatto di noodles per pranzo ai piedi del monte fuji

Il pomeriggio vola via e mi aspettano 450 km di autostrada. Con limiti tra 80 e 110 km/h, sembra un viaggio infinito. E infatti… mi perdo davvero! Il navigatore segna uscite inesistenti, giro a vuoto per 40 km e alla fine un addetto ultrasessantenne delle autostrade (zero inglese) riesce con gesti e sorrisi a rimettermi sulla strada giusta. Gentilezza pura.

Arrivo stremata alle 21 nella mia guesthouse. Il proprietario, vedendomi distrutta, mi regala l’ingresso a un onsen. È il mio primo bagno termale giapponese: acqua bollente, relax totale, ma rischio di svenire dai cambiamenti di pressione. Ne esco molle come una medusa, ma felice.

La camera è in stile tradizionale, con tatami e futon. Finalmente, un pezzetto autentico di Giappone. E mi dimentico che esiste il monte Fuji.


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