Islanda on the road – Giorno 15: Il gran finale a Landmannalaugar
L’ultimo giorno in Islanda, tra i colori di Landmannalaugar e le montagne di riolite. Un viaggio al centro della Terra — e un po’ anche di me stessa.
Non potevo lasciare l’Islanda senza spingermi fino al suo cuore più remoto: gli altopiani interni, un mondo selvaggio raggiungibile solo con fuoristrada 4×4 o bus speciali.
Qui non esistono vere strade, ma tracce di terra e sassi, solchi lasciati da chi è passato prima. Si guadano fiumi, si saltano buche, si avanza lentamente verso un paesaggio che sembra appartenere a un altro pianeta.

Dopo quattro ore di viaggio da Reykjavik, il bus mi lascia a Landmannalaugar, punto di partenza di uno dei trekking più famosi d’Islanda.
Non essendo un’escursionista esperta — e viaggiando sola — ho scelto una versione più breve: un percorso di circa quattro ore che attraversa campi di lava nati all’epoca di Colombo, tra sorgenti termali geotermiche, fiumi fumanti e colate di basalto solidificato.

Salgo fino alla cima del monte Brennisteinsalda, dove la vista è semplicemente irreale: un mosaico di montagne di riolite, una roccia vulcanica fatta di quarzo e silicio che, insieme a ferro e zolfo, crea sfumature che vanno dal giallo al rosso, dal verde al blu.
Un paesaggio, quello di Landmannalaugar, che sembra dipinto con pennellate di fuoco.

È davvero un gran finale.
L’Islanda mi lascia addosso la sensazione di un equilibrio perfetto tra uomo e natura.
Con poco più di 370.000 abitanti, il Paese dimostra che meno è davvero meglio: meno caos, meno consumo, più spazio per l’anima.
In proporzione, è come se in Italia vivessero solo un milione di persone.
Sarebbe un mondo diverso — più silenzioso, più verde, più giusto.

In Islanda la terra respira, e anche tu impari a farlo con lei.
Capisci che la natura non è un luogo da visitare, ma una casa da rispettare.
E mentre guardo le nuvole muoversi sopra l’Hekla, penso a quanto questo viaggio mi abbia cambiata.

Sono una sognatrice disillusa, come diceva John Lennon.
“Forse non sono l’unica.”
Ma continuo a viaggiare e a raccontare, a osservare e a sperare.
Perché finché lo faccio, la mia anima resta viva.
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