Islanda on the road – Giorno 14: La quiete dopo la tempesta
Le ultime tappe in Islanda: Hraunfossar, Barnafoss e Glymur. Cascate, leggende e un arcobaleno finale che chiude un viaggio indimenticabile.
L’ultimo giorno del mio viaggio in Islanda on the road ha il sapore della quiete dopo la tempesta: un cratere, tre cascate e un arcobaleno finale che sembra chiudere il cerchio perfetto di questo viaggio.

Hraunfossar
La prima tappa è Hraunfossar, un insieme di innumerevoli sorgenti di acqua cristallina che emergono da un antico campo di lava per riversarsi nel fiume Hvítá.
Per un intero chilometro, l’acqua scorre tra le rocce come fili d’argento.
Il campo di lava da cui nasce risale all’anno 800 d.C., cioè all’epoca del primo colono norvegese approdato sull’isola: un paesaggio antico quanto la storia stessa dell’Islanda.

Barnafoss
Poco più a monte si trova Barnafoss, la “cascata dei bambini”.
Le sue acque turbolente hanno scavato nel tempo ponti naturali e archi di pietra, scolpiti dalla forza del fiume.
La leggenda narra che un contadino, tornando dalla messa di Natale, non trovò più i suoi figli: le tracce conducevano al ponte di roccia, e da quel giorno i bambini non fecero più ritorno.
La madre, distrutta dal dolore, fece crollare l’arco per evitare altre tragedie.
Oggi, il rombo del fiume sembra ancora raccontare quella storia antica.

Glymur
La mia ultima sfida è Glymur, la cascata più alta d’Islanda con i suoi 198 metri.
È nascosta, timida, lontana dalle rotte turistiche: per raggiungerla bisogna camminare per ore, guadare un fiume, superare grotte e arrampicarsi su pendii ripidi.
Il suo nome significa “clangore”, e anche qui non manca la leggenda.
Si dice che una fata, tradita da un uomo, lo trasformò in una balena che portava distruzione nei fiordi.
Un prete cieco, guidato dalla figlia, attirò la balena nel fiume che porta alla cascata, dove la creatura esplose per la fatica.
La terra tremò e si udì un boato, il “glymur”, che diede il nome alla cascata.

Il finale del mio viaggio in Islanda on the road
Mentre il sole cala e un arcobaleno si forma sopra la gola, penso che non ci poteva essere finale più poetico.
La forza della natura, la delicatezza delle sue leggende, la pace dopo giorni di vento e strada:
questa è l’Islanda che mi porto dentro.

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