Islanda on the road – Giorni 12–13: Penisola di Snaefellsnes
Sulla penisola di Snaefellsnes, tra vulcani e leggende, spiagge dorate e chiese nere: due giorni tra i luoghi più mistici e iconici dell’Islanda.
Islanda on the road – “Viaggio al centro della Terra” nella Penisola di Snaefellsnes
Il viaggio verso il cuore dell’Islanda comincia esattamente dove Jules Verne ambientò il suo celebre romanzo “Viaggio al centro della Terra”: il vulcano Snæfell, sormontato dal maestoso ghiacciaio Snæfellsjökull, nella penisola di Snaefellsnes.
Qui, tra pioggia, vento e nuvole basse, i paesaggi assumono una bellezza drammatica e magnetica. Perfino nelle giornate più grigie, l’Islanda on the road sa essere straordinaria.

La prima tappa sulla penisola di Snaefellsnes è la baia di Djúpalónssandur, dove le formazioni vulcaniche si intrecciano a leggende antiche.
Sulla spiaggia, una grande roccia che sembra spuntare dal mare viene chiamata la chiesa elfica, mentre un’altra — una donna-troll pietrificata — sembra portare ancora il suo carico di pesce.
Le perle di lava nera, levigate continuamente dalle onde, scintillano come ossidiana sotto la pioggia.
Un tempo, i pescatori del villaggio usavano le grandi pietre della spiaggia per testare la propria forza: più pesante la pietra sollevata, più onore e coraggio dimostrato in mare.

Pochi chilometri più avanti, il paesaggio cambia completamente.
La spiaggia di Skarðsvík, con la sua sabbia dorata, sembra appartenere al Mediterraneo più che al mare di Groenlandia.
È una delle tante contraddizioni affascinanti di quest’isola dove il fuoco incontra il ghiaccio.

Impossibile non restare incantati davanti a Kirkjufell, la montagna forse più fotografata d’Islanda.
Il suo nome significa “montagna-chiesa” per la forma perfetta e armoniosa, e la cascata ai suoi piedi la rende ancora più scenografica — un’icona naturale che sembra creata per i sognatori e per gli obiettivi delle fotocamere.

Lungo la costa sorgono piccoli villaggi perfettamente incastonati nel paesaggio.
A Stykkishólmur, le case colorate si riflettono nell’acqua calma, protette da un’isola che fa da barriera naturale.
Ad Arnarstapi, il vento soffia forte sulle scogliere, dove si apre Gatklettur, un enorme arco di roccia con un foro circolare nel mezzo, modellato da secoli di mare e tempeste.

Poco più avanti, le scogliere di basalto di Lóndrangar si innalzano come due sentinelle del tempo, vegliando sull’oceano e sulla penisola.
Concludo il mio giro a Búðakirkja, la celebre chiesa nera che si erge solitaria su un campo di rocce vulcaniche, elegante e misteriosa nella sua semplicità.

E proprio quando credo di aver visto tutto, la spiaggia di Ytri Tunga mi regala un ultimo incontro: alcune foche sonnecchiano sugli scogli, incuranti del vento.
Ovviamente, per immortalarle, riesco a scivolare su una roccia.
Un finale perfetto per un viaggio che, come Verne, mi ha portata — almeno con lo spirito — al centro della Terra.
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