Diario di viaggio Ovest USA e Canada | Yellowstone e Grand Teton (parte 1)

Diario di viaggio Ovest USA e Canada | Yellowstone e Grand Teton (parte 1)

Diario di viaggio Ovest USA e Canada | Yellowstone e Grand Teton (parte 1)

Diario di viaggio Yellowstone e Grand Teton (parte 1)

Giorno 3.

Amici miei. Sappiamo che acqua e fuoco ci regalano sempre tante emozioni. Sì la natura, sì l’arte umana, ma qui i batteri fanno la loro sporca figura! Sì, perché tutti quei colori, quelle sfumature nei pressi dei comunque già magnifici geyser e delle già attraenti hot Springs, le fanno i batteri termofili, dei microorganismi che amano le alte temperature. E creano alla nostra vista quei colori magnifici. Una cornice perfetta, dentro ad un panorama già di per sè stupendo.


E allora si formano queste meraviglie di ogni tipo, una borbotta, l’altra sprofonda nelle viscere della terra, una svapa di continuo, l’altra attende il momento opportuno per sprigionare tutta la propria energia. Tutta la scala cromatica è presente, in ogni sfumatura.


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Non sembra vero, sembra un posto fantastico, non terrestre, non reale. Invece è proprio lì di fronte ai tuoi occhi. Ovunque attorno a te. Sotto di te, soprattutto. Senti la parte invisibile. Quella che lavora in continuazione proprio sotto i tuoi piedi. Indescrivibile. 

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Poi vengono gli animali. Vogliamo parlare dei bisonti? Nello Yellowstone National Park se ne trovano un po’ ovunque, belli tranquilli a mangiare la loro erba. A loro sembra non importi nulla. Non sono come i cervi, più guardinghi e sempre sul chi va là.


Messo in pausa per oggi lo Yellowstone, il viaggio nell’Ovest degli USA prosegue verso il Grand Teton National Park, parco limitrofo a Yellowstone, celebre per i ghiacciai sulle montagne appuntite che lo sovrastano. Sotto, una prateria immensa. Siamo in Wyoming. Scorre un fiume sotto quelle vette aguzze.

Finisco come sempre e non so mai come in un tour guidato da un ranger sul fiume. Narra di come vivano lì i castori, che accidenti a lui non si vedono però! A un certo punto mi passa in mano un castoro morto, raccontando di come sia morbida la sua pelliccia e per questo fosse molto in voga tra gli europei del 19 secolo, il che si traduceva in una caccia senza scrupoli da parte dell’americano più avido. Ho ben capito, ma proprio mi dovevi dare un castoro morto?


Vabbè, lascio il gruppo un po’ sconvolta e mi dirigo in un villaggio mormone dell’800 sotto le cime del Teton, Mormon Row. Tutto si tramuta nuovamente in meraviglia. La luce del sole che cala. Quelle costruzioni antiche. I campi gialli che si distendono all’infinito...ogni cosa sembra un tutt’uno con l’altra.
Tutto è perfetto. Tutto è così (sur)reale.

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